Long Covid e lavoro: L’Europa spiega come difenderci

L’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul lavoro (EU-OSHA) ha messo a punto delle buone pratiche finalizzate a salvaguardare lavoratrici e lavoratori dagli effetti del Long Covid. Si tratta di una condizione particolarmente invalidante in cui, debellato il virus, persistono svariati sintomi, tra cui stanchezza, fiato corto, mancanza di concentrazione, palpitazioni, problemi gastrointestinali o insonnia. Possono manifestarsi anche ansia, depressione e altri disturbi fisici o emotivi che in ciascun paziente hanno intensità e tempi di recupero variabili. Ma ciascun paziente è anche un lavoratore o una lavoratrice che vede limitate le proprie competenze professionali e ha diritto ad essere tutelato.

Prevenire è meglio che curare.

Per l’Agenzia Europea la miglior cura è la prevenzione. Nelle sue linee guida consiglia di ridurre il rischio di infezione e reinfezione sui luoghi di lavoro, con il continuo aggiornamento delle misure anti-Covid e, quando possibile, con il lavoro da remoto.
Se, invece, lavoratori e lavoratrici hanno affrontato la malattia, la sfida è garantire il loro reinserimento. Secondo L’Agenzia Europea deve avvenire in maniera graduale, per evitare possibili ricadute e assenze. Inoltre, nei casi più gravi, quando la malattia ha intaccato le abilità fisiche o intellettuali del lavoratore, è opportuno valutare un cambio di mansioni.

L’assistenza sanitaria: presidio fondamentale.

L’obiettivo è quello di garantire che lavoratrici e lavoratori non mettano sé stessi o i propri colleghi in pericolo. Ovviamente ciò non è possibile senza il buon funzionamento di uno dei fondamentali presidi per la salute della forza lavoro: un’efficiente sistema sanitario. Non a caso l’Agenzia Europea ha segnalato le difficoltà e il sovraccarico sofferto da medici e infermieri nelle fasi più acute della pandemia. Ma non solo. Ha anche evidenziato come la frammentazione strutturale di molti sistemi sanitari sia inadeguata alla complessità diagnostica e terapeutica del Long Covid. Una malattia che richiede la competenza di diversi specialisti ha bisogno di una medicina olistica e non divisa in compartimenti. Questa permetterebbe ai lavoratori affetti dal virus di accedere a una terapia rapida e mirata, risparmiandosi interminabili serie di consulti medici. L’Agenzia Europea non ha mancato di rivolgersi anche al settore della ricerca. La scienza è una preziosa alleata nella gestione del rischio di contagio e nella cura della malattia. Perciò è cruciale che tempo e risorse siano destinate a studiare gli specifici effetti del Long Covid sulla categoria delle persone in età lavorativa.

Riflettori accesi sulla salute e la sicurezza dei lavoratori.

L’emergenza pandemica ha riacceso i riflettori sul tema della sicurezza sul lavoro. Politica e opinione pubblica sono state turbate dalla grave inefficienza delle misure di protezione che hanno colpito il mondo del lavoro, specialmente nei settori alimentare, dei trasporti e medico. L’Agenzia Europea nelle sue guidelines propone di agire su più fronti. Se da un lato è necessaria più responsabilità da parte dei soggetti datoriali sulla salute dei propri dipendenti, dall’altro questi devono essere pienamente informati sui propri diritti. Fa da sfondo un’Europa che ha preso coscienza dell’esigenza di maggiore dialogo tra sanità pubblica nazionale e istituzioni comunitarie. A questo dialogo devono seguire la normalizzazione delle pratiche igienico-sanitarie sui luoghi di lavoro, programmi di effettiva salvaguardia della salute dei lavoratori e un maggiore contributo dei quadri imprenditoriali.Il rischio biologico di nuove pandemie non può essere azzerato, ma possiamo farci trovare pronti. Anche sui luoghi di lavoro.

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